l'Antipatico

sabato 7 agosto 2010

la voce del padrone (corruttore e corrotto)


Come si direbbe in aulico lessico giurisprudenziale "con più azioni del medesimo disegno criminoso" la cricca berlusconiana ha cercato di soffocare definitivamente la libera voce del dissenso della stampa quotidiana (e settimanale) invisa a tutto ciò che orbita intorno al satellite accentratore di Arcore. Prima con il taglio dei contributi pubblici, prima ancora con le assurde richieste milionarie (in euro) di risarcimento contro l'Unità e la Repubblica, poi con la demonizzazione della stampa di opposizione che non fa capo ai gruppi economici dominanti, in particolare quella che si rifà al movimento dei lavoratori e che ha ancora il coraggio di denominarsi comunista, come Liberazione e il manifesto. E poi con la legge bavaglio, la negazione completa del diritto all’informazione con l’obiettivo di mettere sotto controllo un potere autonomo come la magistratura, che sta portando alla luce oscuri maneggi di nuove cricche e confraternite. Infine, sotto i colpi di una crisi che rende esplicita la cialtronesca inconcludenza e anche la feroce impronta classista di questo governo, formato da nani e ballerine anche un pò troiette, che adotta l’imposizione del silenzio a chi dissente, pena l’espulsione da un partito chiamato Popolo della Libertà. Una sequenza che fa di Berlusconi, al di là delle sue inclinazioni personali spesso grottesche, un prototipo dell’autocrate moderno nell’età della globalizzazione e della privatizzazione universale, un’incarnazione pressoché perfetta del potere fondato sul dominio del denaro e sul controllo del sistema dei media. Il Pifferaio di Arcore fa davvero fatica ad ammettere (come dichiarò tempo fa Carlo De Benedetti) che «un imprenditore è per sua natura un autocrate» e «non ha il DNA adatto a partecipare al gioco democratico». Nella società che si vuole fondata sulla cultura d’impresa e sul business, la politica diventa un’attività altamente improduttiva, salvo per chi la esercita a beneficio del capitale e pro domo sua come il Caimano insegna. Ed è per questo che viene sistematicamente denigrata e messa alla gogna con un duplice scopo: cancellarla come mezzo di trasformazione della società al servizio delle classi subalterne, e ridurla al rango di funzione tecnica a disposizione del capitale, in uno spazio opaco in cui inevitabilmente cresce il losco intreccio con gli affari, che a sua volta alimenta l’opera di distruzione della politica medesima. Quando i partiti non sono più la nomenclatura delle diverse classi, come argomentava Gramsci, ma la nomenclatura di un unico ceto dominante, cambia il carattere del conflitto, la modalità della sua rappresentazione, il significato stesso delle parole, e cambia sotto la pressione di veri e propri apparati ideologici volti alla sterilizzazione culturale e politica di grandi masse. Perciò c’è bisogno, nell’interesse stesso della democrazia, di un punto di vista autonomo e alternativo. E di tante voci del dissenso, soprattutto attraverso i quotidiani di cui parlavo all'inizio di questo post (non dimenticando il Fatto Quotidiano) che devono rappresentare una sorta di sentinelle della libertà, proprio a difesa di quella libertà che la voce del padrone di Arcore (corrotto e corruttore) vuole sistematicamente mettere a tacere. Ma che, purtroppo per lui, non potrà avere successo.

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