l'Antipatico

martedì 21 aprile 2009

l'illusionista di Stato


Le furbate del Caimano non si contano più. Il David Copperfield della politica riesce a illudere (e a disilludere) l'italiano medio molto meglio di un grande prestidigitatore di fama. Riesce a far sparire o a far ricomparire codicilli e commi dalle leggi che si crea su misura con beata incoscienza e disarmante insolenza. Ho visto cento volte all'opera la spregiudicatezza del Pifferaio di Arcore nell'utilizzare il suo straripante potere per proteggersi dal naturale corso della giustizia. L'ho visto accanirsi contro l'autonomia giurisdizionale della magistratura quando essa ne ha incrociato il cammino tappezzato dai suoi innumerevoli conflitti di interesse. O mettersi di traverso per sottrarre ai giudici strumenti di indagine di fondamentale importanza per l'attività inquirente. Mi è toccato sentirlo giustificare l'evasione fiscale e sproloquiare contro la persecuzione tributaria dei ricchi. L'ho sentito in questi giorni scagliarsi contro una trasmissione televisiva che si era azzardata a denunciare come la speculazione dolosa e l'imprevidenza abbiano trasformato il terremoto d'Abruzzo in una catastrofe ancora più grande. L'ho ascoltato polemizzare contro la procura dell'Aquila impegnata nell'inchiesta sulle palesi responsabilità emerse (e che ancora emergeranno). Francamente, però, non avrei mai immaginato (e confesso così la mia inguaribile ingenuità) che il presidente del Consiglio e il suo governo si sarebbero spinti sino a tentare di rendere immuni, da concrete conseguenze penali, i manager delle aziende che fossero giudicati responsabili anche dei più gravi infortuni sul lavoro. E' vero, la manomissione del Testo Unico in materia di prevenzione e di sicurezza nei luoghi di lavoro, commissionata da Confindustria ed eseguita con scrupolo servile dall'Esecutivo, era un segno premonitore alquanto allarmante. Ma ora si va oltre. Molto oltre. Persino al di là della delega approvata dal Parlamento, nel cui perimetro soltanto il governo era autorizzato ad operare. Quel codicillo 10/bis, che interrompe decisamente in basso la catena delle responsabilità, è un vero e proprio salvacondotto nei confronti delle gerarchie apicali dell'impresa. Ora si capisce bene quale solenne disprezzo per la vita dei lavoratori si celi dietro tante ipocrite espressioni di cordoglio che puntualmente accompagnano le morti sul lavoro. E quanto priva di credibilità sia la voglia di mettere fine all' impressionante sequenza di infortuni che non accenna affatto a diminuire. Se questo disegno andrà in porto saranno in molti a tirare un sospiro di sollievo. Un amministratore delegato, a partire da quello della ThyssenKrupp, non dovrà più rispondere in un'aula di giustizia dell'imputazione di omicidio volontario. Tornerà ad essere colpa delle vittime, o di qualche caporeparto messo a fare da parafulmine, secondo il disgustoso copione che va in scena di fronte ad ogni sciagura. Statene certi: non esisterà una sola azienda talmente distratta da non cogliere, chiaro e preciso, il segnale di impunità che viene dalla politica. In base al quale la sicurezza, che è un costo, può rimanere un optional. Se non si impedirà questa vergogna sarà un requiem per la prevenzione. E per la dignità di questo Paese.

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