l'Antipatico

martedì 28 aprile 2009

il modello spagnolo è in crisi?


Spero di non dare una brutta notizia o una cocente delusione al mio amico e collaboratore Davide, ma oggi debbo focalizzare la mia attenzione sul paese iberico che ospita molti italiani in cerca di fortuna e di realizzazione lavorativa e professionale. La situazione occupazionale in Spagna è piuttosto pesante. Il numero dei disoccupati ha superato i 4 milioni nel primo trimestre del 2009, cosa che ha fatto schizzare il tasso di disoccupazione al 17,36% (contro il 13,9% dell'ultimo trimestre del 2008). L'Istituto nazionale statistiche (INE, http://www.ine.es/en/welcome_en.htm) ha sottolineato come questo dato rappresenti il maggior numero di persone senza lavoro dal terzo trimestre del 1976, quando il Paese si trovava in piena transizione dalla dittatura alla democrazia. La disoccupazione, fa sapere l'INE, è cresciuta di 802.800 unità rispetto all'ultimo trimestre del 2008. Mentre negli ultimi 12 mesi è aumentata di circa 2 milioni di unità. Ciò ha provocato diversi episodi di lotta tra poveri, più o meno simili a quelli accaduti qualche settimana fa in Gran Bretagna. Nei giorni scorsi, picchetti di lavoratori sub-contrattualizzati hanno paralizzato l'attività dei cantieri navali La Naval, nel porto di Sestao (Bilbao), per protestare contro l'abbattimento dei costi della manodopera provocato dalla contrattazione in origine di lavoratori provenienti dal Portogallo o dalla Romania. Duecento sub-contrattualizzati hanno impedito l'accesso ai cantieri a un migliaio di lavoratori e sub-contrattualizzati, contestando la direzione dell'impresa che pochi giorni prima aveva sostituito una ventina di loro con manodopera proveniente da altri paesi. Comisiones Obreras, uno dei sindacati spagnoli, ha comunque smentito che si stia producendo una situazione di concorrenza sleale che può risultare insostenibile. Stando ai sondaggi, solo per uno spagnolo su quattro la nazionalità deve prevalere sulla capacità, al momento di assumere un lavoratore, anche se per 7 su 10 è importante che le aziende mettano sotto contratto lavoratori iberici. Secondo una recente inchiesta del Real Istituto Elcano, l'opposizione all'impiego di immigrati è ancora contenuta, dal momento che il 60% degli intervistati sostiene che l'impresa debba valutare maggiormente i meriti e la preparazione del lavoratore al momento di assumerlo, rispetto alla nazionalità. Tuttavia, in momenti di crisi come quello attuale, per il 70% degli intervistati è importante che le aziende assumano spagnoli. Parlando della crisi, oltre la metà degli intervistati considera che sia un problema strutturale rispetto al 25% che ritiene si tratti di un problema congiunturale, che non riguarda le fondamenta del sistema. L'88% degli spagnoli considera, inoltre, necessario riformare il sistema finanziario internazionale e limitare i compensi dei dirigenti bancari; mentre l'80% è a favore dell'eliminazione dei cosiddetti paradisi fiscali e il 47% si dice favorevole alla nazionalizzazione delle banche. Quanto al nazionalismo sui beni di consumo, la stragrande maggioranza (il 68%) è d'accordo sul fatto che debbano privilegiarsi prodotti made in Spain. Il sondaggio, informano fonti dell'Elcano, è stato effettuato su un campione di 1.200 spagnoli adulti in due fasi, fra il 2 e il 26 marzo e il 14 e il 17 aprile. Della serie anche gli spagnoli piangono...

2 Commenti:

  • ciao nomadus...il tuo post non poteva essere piu' appropriato e pertinente alla situazione. Ora sono reduce da una giornata in montagna e crollo di sonno, quindi mi riprometto domani di risponderti adeguatamente magari con un post di apporofondimento. Dico solo che qua la situazione è davvero molto grave: le previsioni di qualsiasi entità, Governo, Banco de España, ecc, vengono smentite in peggio in tempo zero. Basti pensare che secondo ZP avremmo chiuso l'anno con un tasso max di disoccupazione del 15,9, e a aprile siamo già al 17,3. Nessuno sembra sapere nè capire come possa evolvere questo dramma. Si parla ormai di 6 milioni di disoccupati nel 2010, a un tasso di 22% della popolazione attiva. La SPagna di gran lunga è il paese messo peggio in Europa, dal punto di vista della distruzione di posti di lavoro, e le dinamiche di guerra tra poveri e di rabbia popolare non sono purtroppo che l'inizio di qualcosa che potrebbe sfociare in ben peggio, se non ci sarà una improbabile inversione di tendenza..ma come dicevo poco fa, non mi lascio trasportare troppo e prometto un'analisi comparativa e di approfondimento vario tra qualche ora....un abbraccio

    Di Blogger Davide, Alle 29 aprile, 2009 01:21  

  • Sapevo, caro DAVIDE, di titillare la tua indubbia capacità reattiva e di analisi critica nei confronti del Paese (e della sua preoccupante e attuale situazione economica) nel quale stai vivendo. Sembra siano finiti i tempi delle vacche grasse anche per il Paese dei tori. Attendo con impazienza il tuo prossimo post. Un abbraccio e un affettuoso saluto.

    Di Blogger nomadus, Alle 29 aprile, 2009 07:46  

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