l'Antipatico

sabato 25 aprile 2009

il 25 aprile deturpato (dal Caimano)


E' lecito dubitare della buona fede, a volte. Soprattutto quando in ballo c'è il Pifferaio di Arcore. Francamente faccio fatica ad interpretare nel modo più lecito e genuino la scelta del premier di partecipare alle celebrazioni per la ricorrenza del 25 aprile. Ma se le ragioni per cui stavolta ci è andato («Perchè di questa festa non si appropri solo una parte») sono uguali a quelle per cui non c’è mai andato («Non ci sono mai andato perchè erano tutte manifestazioni di parte»), perché ci va? Sulla decisione del Pifferaio di partecipare oggi alle celebrazioni del 25 aprile sono stati versati fiumi d’inchiostro. Nessuno tuttavia è riuscito finora a fornire una spiegazione plausibile della svolta (o presunta tale) del Caimano. A mio modesto avviso la più verosimile, ad evento avvenuto, è la più semplice di tutte. L’invito rivoltogli dal segretario del PD, Dario Franceschini, è stato uno squarcio nel quale il Caimano s’è infilato, cogliendo la palla al balzo, per necessità. Perché adesso che i post-fascisti ce li ha in casa, nel PdL, occorreva un gesto forte e un biglietto da visita adeguato alle circostanze. Al congresso del Ppe che si svolgerà a Varsavia da martedì a giovedì prossimo, infatti, il Pifferaio vuole presentarsi con qualche credenziale in più. All’importante appuntamento di lancio della campagna elettorale del centrodestra europeo, il beato Silvio farà debuttare la sua nuova creatura, il partito dov’è appena confluita la disciolta Alleanza Nazionale, erede di quel Movimento Sociale Italiano dalle radici repubblichine le cui prime file erano occupate da uomini che nel 1945, contro gli americani e contro i partigiani, sparavano coi mitragliatori. Intendiamoci, non che la questione della purezza antifascista faccia perdere il sonno a Wilfried Martens e agli altri pezzi da novanta del Partito popolare europeo, che è gente dallo stomaco forte. Però è anche vero che i rompiscatole nel Ppe non mancano (dal premier lussemburghese Jean-Claude Juncker al francese Joseph Daul, per citarne un paio) e il Caimano non vuole noie. A sfruttare l’occasione del 25 aprile non ci aveva minimamente pensato, ma l’invito-sfida di Franceschini gli ha acceso una lampadina in testa. Da kapo del PdL ha valutato che non poteva più continuare a scaricare la grana dell’antifascismo solo su Gianfranco Fini e i suoi, considerandola faccenda di loro esclusiva pertinenza e competenza. Quello che il Pifferaio può dire in una ricorrenza come quella del 25 aprile è, né più né meno, quello che ha sempre detto sulle parallele responsabilità dei fascismi e dei comunismi. I consiglieri gli hanno suggerito, almeno per una volta, di risparmiarsi la contabilità dei morti per sostenere la superiore ferocia del comunismo. Difficile che gli dia retta, l’uomo è fatto così. Penetrarne il pensiero sul nodo fascismo-antifascismo è più arduo che intravedere una trama in un’insalata russa. Su fascismo e antifascismo, il Caimano ha detto tutto e il suo contrario, come si confermò all’epoca della candidatura nel PdL del mussoliniano Giuseppe Ciarrapico. Dichiarazioni a parte, anche l’aneddotica non ufficiale è di scarso aiuto. «Figlio mio, promettimi che non sarà Fini il tuo successore, fallo per papà che era antifascista», si raccontava che mamma Rosa avesse raccomandato a Silvio. Ma siccome a mettere in giro questa storia pare sia stato Giulio Tremonti, rivale di Fini nella successione, l’idea che nella svolta antifascista del 25 aprile 2009 ci sia anche una radice familiare risulta infondata. La verità è che il Pifferaio ha lasciato proprio Fini da solo, per lunghi anni, a fare i conti col retaggio e l’eredità fascista. L’ha fatto volentieri, finchè ha potuto. L’argomento, del resto, non è mai stato nelle sue corde né nella sua cultura. Irresistibile fu la risposta all’invito rivoltogli da Fausto Bertinotti in una memorabile puntata di Porta a Porta a onorare l’esempio di Alcide Cervi, padre dei sette fratelli partigiani fucilati dai fascisti: «Sarò felicissimo di fare la conoscenza di papà Cervi», rispose. Non solo Alcide era morto da trent’anni, ma il beato Silvio non aveva nemmeno la più pallida idea di chi diavolo fossero i fratelli Cervi. Oggi è andato a Onna: meglio tardi che mai.

2 Commenti:

  • 5 anni?? speriamo che bastino.......
    Considerata la mia età, vorrei morire da libero cittadino e nn da suddito.

    Di Anonymous giampaolo haver, Alle 25 aprile, 2009 18:45  

  • Caro GIAMPAOLO, non dipende da VAURO...Spero solo che la sua previsione risulti errata e che tu possa riassaporare (come noi tutti del resto) il gusto della LIBERTA' e della GIUSTIZIA. Siamo nelle mani del Signore (fortunatamente non quello di Arcore...)che dall'alto vede e provvede. Speriamo.

    Di Blogger nomadus, Alle 25 aprile, 2009 20:11  

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