l'Antipatico

lunedì 11 gennaio 2010

un buon consiglio per il presidente (del Consiglio)


A volte basta poco per far capire le cose, per rendere edotti di qualche situazione o di qualche mancato gesto. Basta (per esempio) scrivere un articolo di giornale, pubblicarlo e renderlo il più visibile possibile affinchè raggiunga lo scopo prefissato: quello di far capire al destinatario della missiva il senso e la morale di ciò che si è scritto. Non fa eccezione a tutto ciò la giornalista CATERINA SOFFICI, la quale questa mattina (dalle colonne de IL RIFORMISTA) dà un bel consiglio al presidente del Consiglio, appena tornato in piena attività istituzionale. Lo invita in pratica ad andare a Rosarno dopo i tragici fatti degli ultimi giorni per far sentire la presenza dello Stato in quella terra dimenticata. Giustamente la quarantenne giornalista fiorentina (passata con nonchalanche da LA REPUBBLICA a L'INDIPENDENTE, da ITALIA OGGI a IL GIORNALE...) sottolinea il fatto che il presenzialismo berlusconiano c'è sempre stato in momenti più o meno tragici, come a Napoli per la spazzatura e in Abruzzo per il terremoto; non vede quindi come non possa far sentire la sua presenza anche lì in Calabria. Appoggio la tesi della Soffici e vi invito a leggere integralmente il suo pezzo.

Perché Berlusconi non va a Rosarno? Perché non porta la sua solidarietà alle popolazioni calabresi, come ha già fatto durante il terremoto in Abruzzo? O come fece a Napoli, quando le strade erano piene di monnezza e di rifiuti? Non sa se portare la solidarietà contro la 'ndrangheta o contro le violenze dei clandestini? Lo faccia per entrambe le cose, così non sbaglia. Qualcuno alla fine dovrà pure rappresentare lo Stato in questa vicenda.
Ancora non un esponente del governo si è materializzato nella piana calabrese, eppure non mancano certo le scorte, gli elicotteri e i mezzi (li paghiamo noi) per portare quaggiù almeno un sottosegretario, uno straccio di governante che dica: eccomi, sono lo Stato. Finora abbiamo sbagliato tutto, scusateci. Vi garantiamo però che da ora in poi prenderemo una serie di provvedimenti per cui episodi come questi non si potranno più verificare. Invece niente. Lo Stato continua a essere il grande assente in questa battaglia da Far West che si consuma tra poveracci. Con la Lega potente alleato di governo sarebbe troppo chiedere a Berlusconi una presa di posizione forte, stile Obama dopo la meschina figura dell’esplosivo nelle mutande sfuggito al controllo della Cia. Obama, nel bene e nel male, si è comportato da Presidente degli Stati Uniti: io mi assumo la responsabilità di quando accaduto perché io sono il capo.
Berlusconi potrebbe dire: io sono il presidente del Consiglio, mi assumo la responsabilità di quanto è accaduto. Manderò a Rosarno l’esercito per controllare che la malavita locale non faccia più uso di manovalanza clandestina. Metterò sotto torchio la ‘ndrangheta, non permetterò più che i negozianti debbano pagare il pizzo, tolleranza zero contro il racket, contro lo sfruttamento, contro i taglieggiatori e i ricattatori. Finché io sarò al governo, cari calabresi, potete stare sicuri che nelle vostre campagne non si verificherà più l’odiosa pratica del caporalato, per cui una persona viene pagata 25 euro per dieci ore di lavoro e se protesta il giorno dopo non avrà più neppure quelli. Colpirò senza pietà chi sfrutta il lavoro nero e chi non ha messo in regola gli immigrati che lavorano in quelle campagne, per raccogliere le vostre olive e i vostri mandarini e le vostre arance.
Sono il presidente del Consiglio e non posso permettere che sul territorio dello Stato che io governo ci siano baraccopoli disumane come quelle di Villa Literno, di Castel Volturno e di Rosarno. Dove gli immigrati vivono nel fango, in mezzo a liquami putridi e nauseabondi, con i bagni chimici e una doccia ogni cento persone. Ecco, cari concittadini calabresi. Io vi prometto che parlare di immigrati clandestini non sarà più una scusa per non intervenire. Che farò pressione tramite il ministro e le prefetture dello Stato, perché le amministrazioni locali si impegnino in prima linea per ripristinare la legalità nelle vostre terre.
Cari abitanti di Rosarno, io sono il presidente del Consiglio e capisco che avete avuto paura. Non si può vivere nel terrore, intrappolati tra la furia degli extracomunitari e la vostra rabbia. Capisco che non potete tollerare di vivere in un territorio dove lo Stato non si è dimostrato in grado di garantire la sicurezza delle vostre case e dei vostri familiari e dei vostri beni. Ma non prendetevela con questi disgraziati, che sono più disgraziati e impauriti di voi. Questa volta non aprirò inutili inchieste, non faremo commissioni parlamentari e non ci nasconderemo dietro le solite chiacchiere di maniera. Vi prometto fatti. Quando il mio ministro Maroni dice che la situazione ci è scappata di mano perché abbiamo troppo tollerato, ha ragione. Giusto, caro Maroni e cari concittadini, abbiamo mostrato troppa tolleranza: ma contro la ‘ndrangheta e l’illegalità, non contro i clandestini.

2 Commenti:

  • Carissimo,dopo i tragici fatti di Rosarno non c'è molto da dire.Se deve esserci tolleranza zero questa deve riguardare la lotta senza quartiere contro la mafia locale,contro ogni tipo di sfruttamento e contro ogni forma di razzismo e di xenofobia tipo Ku-Klux-Klan.MAURO.

    Di Anonymous Anonimo, Alle 12 gennaio, 2010 07:01  

  • Hai perfettamente ragione, caro MAURO. Il fatto è che molti politici nostrani (compreso il presidente del Consiglio) si crogiolano sulle belle parole e sulle apprezzabili intenzioni di sconfiggere mafia, razzismo e sfruttamento. Il problema è che (tanto per cambiare) non fanno seguire alle parole i fatti. Un affettuoso saluto e un abbraccio.

    Di Blogger nomadus, Alle 12 gennaio, 2010 09:54  

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